Artisti

Ethel Kabwato

Artisti

Ethel Kabwato

I Parte: Agosto-Settembre 2009, Diamanti e violenza, 2009

Questo progetto si colloca nel contesto della sistematica erosione dello spazio democratico in Zimbabwe, che ha portato alla chiusura di mezzi di informazione (giornali, radio e televisione), alla diaspora di personale qualificato e all’ondata xenofoba che ha investito il Sud Africa a seguito delle migrazioni di rifugiati politici e di persone in difficoltà economiche dallo Zimbabwe e da altre parti dell’Africa, al totale collasso del sistema educativo e del servizio civile. Tutto questo ha influito negativamente su tutto il paese. Di fronte alla necessità della sopravvivenza, molte persone, soprattutto giovani, hanno intrapreso attività illecite, come il cambio illegale di valuta estera e i traffici di minerali preziosi. Alcune di queste attività sono state utilizzate per obiettivi politici, il che ha portato a una situazione di illegalità diffusa. Tuttavia, le opere d’arte che nascono in questo contesto possono intervenire in maniera decisiva a testimoniare alle generazioni future le battaglie quotidiane della gente.

Il lavoro sulla Moleskine si propone di raccontare la storia dello Zimbabwe. Se la popolazione dello Zimbabwe è descritta dai media come pessimista, la poesia e la prosa su cui ho lavorato durante i tre mesi del progetto affrontano in maniera più leggera alcune questioni socio-economiche che riguardano l’intero paese, ad esempio l’impatto della corsa ai diamanti di Chiadzwa (Marange) sulla povertà delle popolazioni locali, la carestia, l’epidemia di colera, il crollo del dollaro zimbabwiano, le tante storie della nuova generazione di lavoratori migranti e l’impatto delle migrazioni sulla famiglia. Vengono inoltre affrontate questioni molto gravi, come la brutalità della polizia e la violenza esplosa a seguito delle elezioni del 29 marzo 2009. L’autore celebra inoltre l’universo femminile. Durante questo periodo di rivolte, le donne sono rimaste da sole ad occuparsi di tutto. Alcune poesie lodano le donne per la loro resistenza. Alcune di loro attraversano i confini del paese per scambiare delle merci, contribuendo in maniera significativa all’economia dello Zimbabwe e sostenendo quindi il paese in un momento di grave carestia. Alcune donne si sono ritrovate “prematuramente” vedove quando i loro mariti hanno deciso di cercare fortuna altrove. Sono queste le donne che oggi celebriamo, donne che hanno resistito a condizioni di grande difficoltà, curando le ferite della violenza o occupandosi degli “orfani della valuta estera” (bambini abbandonati da genitori che si sono uniti alla diaspora). L’unico brano di prosa è sul tema dell’emigrazione ed esplora la solitudine e l’isolamento che l’emigrazione può generare all’interno della famiglia. Il numero di Zimbabwiani che hanno lasciato il paese, per la maggior parte lavoratori qualificati, ammonta a circa quattro milioni. Con l’occasione, mi piacerebbe sviluppare il racconto in un romanzo. Mi auguro sinceramente che la poesia e la prosa riescano a raccontare, nel modo più onesto possibile, la vita delle persone con cui ho condiviso risate e lacrime, nei loro momenti di gioia e di bisogno.

Ethel Kabwato

(Zimbabwe, 1970) Vive e lavora a Zimbabwe

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