Artisti

Colin Richards

Artisti

Colin Richards

Appunti su ‘Take into the Air…’*, 2012

In questo lavoro ho utilizzato la Moleskine giapponese con le pagine a fisarmonica. Gli strumenti sono stati: penna e inchiostro, lo spazio materiale della Moleskine (copertina e pagine interne) e alcuni ritagli tratti da due libri, Robinson Crusoe (1719) di Daniel Defoe e L’isola del tesoro di Robert Louis Stevenson (1883).
Ho sfruttato l’apertura a fisarmonica della Moleskine. Sia nei passaggi tra una pagina e l’altra che nei disegni, le variazioni tonali su ciascun lato della pagina sono in realtà disegnate. Tali variazioni sono sostanzialmente indipendenti da come il taccuino è disposto o illuminato.
Nei disegni a penna e a inchiostro compare la sagoma di un pappagallo sdraiato di schiena. Mi sono ispirato a un pappagallo vero (un cenerino africano) che possiedo e che compare in molti dei miei lavori più recenti. Ogni sagoma è disegnata a mano con tratteggio incrociato.
In tutte le altre pagine compaiono dei “tratteggi” orizzontali in rilievo, tranne che su una, dove ho inserito le pagine di un taccuino. Questi “tratti” orizzontali sono dei ritagli presi da altre versioni del testo che ho scelto e un paio di pagine sono ricavate da un’altra Moleskine dello stesso tipo. Tutti questi rilievi riproducono in piccolo la forma di una Moleskine. L’unica immagine con le parole riprende la forma del logo Moleskine (un taccuino aperto) che appare su tutti i materiali Moleskine.
Le parole che compaiono in questa immagine sono dei ritagli tratti da alcuni stralci del Robinson Crusoe di Daniel Defoe in cui si fa riferimento a dei pappagalli. Crusoe aveva insegnato al suo pappagallo a parlare e le sue parole (che inizialmente erano quelle dello stesso Crusoe) alleviavano un po’ la sua solitudine. Eppure, in altre parti del libro si parla dell’uccisione di pappagalli. Ho messo insieme questi ritagli e ho incollato le parole che si riferiscono, tra le altre cose, alle stravaganze delle creature – umane e animali – che vivono in condizioni di relativo isolamento.
L’immagine di un pappagallo morto appare anche in Aspettando i barbari (1982) dell’autore sudafricano J.M. Coetzee : ” I feel under the surface, searching for bones. My hand comes up with the corner of a jute sack, black, rotten, witch crumbles away between my fingers. I dip back into the ooze. A fork, bent and tarnished. A dead bird, a parrot: I hold it by the tail, its bedraggled feathers hang down, its soggy wings droop, its eye sockets are empty. When I realise it, it falls through the surface without a splash. ‘Poisoned water’, I think. ‘I must be careful not to drink here. I must not touch my right hand to my mouth'”. Un’altra più vivida descrizione di un pappagallo compare nel racconto di Coetzee “He and His Man” (“Lui e quell’altro”), letto dall’autore in occasione della cerimonia di consegna del Nobel per la Letteratura nel 2003: “Appollaiato sul trespolo nella sua stanza d’albergo, con la zampa legata alla pertica con una catenina per evitare che volasse via, l’uccello ripeteva di continuo Povero Poll! Povero Poll! – tanto che alla fine fu costretto a incappucciarlo; ma non c’era verso di fargli imparare anche una sola parola in più – Povero Robin! ad esempio. Forse era oramai troppo vecchio.

Il povero Poll si affaccia alla stretta finestra e lascia vagare lo sguardo sopra le cime degli alberi, oltre i grigi flutti dell’Atlantico: Che isola è mai questa – chiede il povero Poll – così fredda e lugubre, dove la sorte mi ha gettato? Dov’eri Tu, mio Salvatore, quando ti invocavo nell’ora della mia angoscia?

…ma il pappagallo che aveva portato con sé è passato a miglior vita. Povero Robin! – gracchiava il pappagallo appollaiato sulla sua spalla – Povero Robin Crusoe! Chi salverà il povero Robin? Sua moglie non poteva soffrire il lamento del pappagallo, Povero Robin tutto il giorno, da mattina a sera. Gli tirerò il collo, diceva, ma non ebbe mai il coraggio di farlo.

Il titolo della mia opera è tratto da un verso di “Dante e l’aragosta” di Samuel Beckett, che fa parte della raccolta di racconti Più pene che pane (1934). Qui Beckett ripete a pappagallo Ode a un usignolo (1819) di John Keats :
Stando al buio, ti ascolto; già tante volte
io fui con la molcente Morte in quasi amore,
tanto le chiesi, in dolci nomi e misurati versi,
sperder per l’aria il mio sottile fiato;
ma, adesso più che mai, mi par degno morire,
senza dolore, cessando a mezzanotte;
ora, mentre tu spargi avanti a te, ed assai lunge, l’anima tua
in un’estasi cotale!

Un pappagallo – un cinerino africano – compare anche nell’unico film di Beckett, intitolato Film (1964)

Colin Richards

(Città del Capo, 1954, Sud Africa) Vive e lavora a Cape Town, Sud Africa

Colin Richards è un artista e parallelamente insegna storia dell’arte alla Michaelis School of Fine Art dell’Università di Città del Capo. Ha pubblicato numerose opere sull’arte sudafricana contemporanea. Attualmente la sua ricerca si concentra sulla presenza (post)umanista degli animali nell’arte sudafricana contemporanea.

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